Una nuova visione imprenditoriale è necessaria, ma ad ogni livello dell’organigramma aziendale.

 

Nella mia vita, il lavoro ricopre quasi il 40% del totale del tempo disponibile. Se consideri che su 24 ore circa 7 le passo dormendo, i calcoli sono presto fatti.

Ho la fortuna di adorare il mio lavoro, mi piace il marketing, mi piacciono i miei clienti e sono felice quando crescono, si espandono e vincono nel mercato.

Questa mattina ho incontrato una cliente per discutere del rifacimento del catalogo aziendale (ovviamente anche in versione speciale digitale, viste le nuove tendenze del mercato) e ci siamo soffermati su come gli affari, nel 2021 stiano andando molto bene per questa azienda, e di come lei fosse contenta di questo.

Per inciso, a questa azienda forniamo un servizio di email marketing molto personalizzato e costante.

Mentre discutevamo di questo andamento, entra un dipendente che viene coinvolto nella discussione e lui, con un’espressione decisamente felice, dice:

“E’ un lavoro di squadra. È un lavoro di squadra. Tutti insieme stiamo lavorando come una squadra.”

Ora chissà quante volte avrai letto o sentito questi concetti, forse fino alla nausea.

Ma ti assicuro che, quando ti ritrovi davanti agli occhi, in persona, i risultati finali di queste teorie, è fantastico.

Il sogno di ogni imprenditore, ma non solo. Perché quando lavori in un ambiente dove si fa squadra, è gratificante appartenervi e partecipare indipendentemente dal tuo ruolo.

Partecipazione e condivisione sono la chiave!

Non bastano l’imprenditore o il management di primo livello, a spingere per la riuscita di un piano o per la qualità dei prodotti, o l’espansione di un mercato, o quello a cui preferisci pensare come esempio.

Solo quando esiste una condivisione e SOPRATTUTTO un forte ACCORDO su quali siano gli standard richiesti dall’azienda, e sugli obiettivi strategici e operativi, solo allora potrai ottenere il massimo dei risultati e tagliare il traguardo come vincitore, metaforicamente parlando.

Condivisione degli obiettivi, accordo, coordinazione. Tutto molto bello e purtroppo necessario.

Ecco, questa mattina mi sono trovato davanti l’esempio concreto dell’attuazione di queste teorie e vi assicurò che è stato bellissimo.

Un po’ perché so che abbiamo contribuito, in parte, al successo dell’azienda, ma soprattutto perché ho percepito l’orgoglio della vittoria di una squadra.

Vale la pena di investire tempo e risorse per ottenere questi risultati.

Anche qui il marketing può fare la sua parte.

Lavorare per l’attuazione dell’intenzione principale del management.

E sempre una questione di comunicazione, che sia verso l’esterno o l’interno non cambia se non per il tipo di linguaggio e messaggi da utilizzare.

Molte aziende non ci fanno caso e non ne approfittano, ma una buona strategia di marketing aziendale, è importante nel raggiungere questo obiettivo.

In fin dei conti il marketing tratta di vendita, e nella vita non si fa altro che “vendere”.

“Vendi” la tua immagine quando cerchi un lavoro, o un compagno/compagna, oppure amici.

Quindi anche nel creare un ambiente collaborativo e unito puoi usare il marketing, e dovresti farlo.

A presto.


Mauro Apperti

M. 329 0428 990

E. [email protected]

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    Il concetto di azienda etica… questa è la mia visione.

     

    Buongiorno, che piacere rivederti su questa pagina!

    In questo venerdì di metà marzo, a un anno dal lock down dello scorso anno, ben più pesante dell’attuale, il mio pensiero va sempre nella direzione di come poter migliorare la mia professionalità, la nostra azienda e di conseguenza aiutare in modo ancora più efficace i nostri clienti.

    Aiutare è uguale a pericolo?

    Le parole di per sé non hanno altro significato che quello che gli assegniamo.

    Quando ero uno studente, “spazzino” o “bidello” non erano termini offensivi.

    Sono diventati invece termini con un significato lievemente spregiativo, esclusivamente perché qualcuno gli ha assegnato quel valore in modo arbitrario, e tutte le altre persone, sono state d’accordo su questo.

    Non è successo altro. E così’ è per tutti quei termini che in questi anni hanno assunto un significato volgare, offensivo o discriminante.

    Se non ci credi fai un test: pronuncia un’offesa con l’idea di fare un complimento. Forse non ti riuscirà subito semplice. Ma se insisti e ci riesci, toccherai con mano che le parole hanno solo il significato emotivo che affibbiamo loro.

    Le parole non sono importanti quanto le azioni. Se vuoi capire il giusto valore di una persona, di un’azienda o di un governo, tappati le orecchie e osserva le sue azioni. Solo questo ti dirà con chi hai a che fare.

    Ora, dopo tutto questo preambolo, torniamo all’aiuto.

    Molte volte quando qualcuno offre “aiuto” siamo sospettosi, giusto?

    Magari pensiamo ci sia un secondo fine, ed alle volte è vero, e molte volte nel passato magari lo è stato.

    Ma come abbiamo visto, dobbiamo andare oltre al significato emotivo del termine.

    Se hai problemi ad accettare l’aiuto, sicuramente quando qualcuno ti dice “posso aiutarti” oppure “quello che voglio è solo il tuo bene” allora sentirai una risposta emotiva istantanea di diffidenza, come fosse un segnale di pericolo!

    Eppure, ogni business si basa su questo concetto, il concetto dell’aiuto, di quanto siamo utili ai nostri clienti ed alla società.

    Lo so, di solito parlo di marketing e qui sto parlando di filosofia.

    Ma penso che il dovere di ogni azienda, e in verità di ogni lavoratore, dirigente, impiegato o imprenditore, sia quello di svolgere al meglio il proprio compito con l’obiettivo di un miglioramento, non solo per sé stesso o la propria azienda, ma per tutta la società.

    Certo, perché un mercante di armi è utile ai suoi clienti, ma qual è l’utilità dei suoi clienti per la società?

    La sola logica del profitto non basta, è pericolosa. Basti pensare a quanto know how è stato passato praticamente gratuitamente, alle aziende cinesi in nome di un profitto personale.

    Nel lungo termine si è rivelato un boomerang per la nostra economia.

    Una visione più ampia è necessaria.

    Le scelte vanno valutate per tutte le aree che ne sono influenzate, solo così potremo essere certi di prendere decisioni più giuste che sbagliate (gli assoluti non esistono).

    E il primo fondamento per un’azienda, che ne determina il suo successo ed espansione è: quanto di aiuto può essere?

    L’attività principale del marketing è quella di scovare una domanda e soddisfarla, oppure creare una domanda e soddisfarla.

    domanda = necessità oppure domanda = desiderio

    Quindi il marketing è fondamentale per ogni attività, e non fa altro che aiutare le attività ad aiutare.

    Ma chi determina il significato delle parole, chi decide il senso e la portata delle proprie azioni e responsabilità sei sempre tu!

    Chi scrive  -io – è tutt’altro che perfetto, ma il mio scopo è semplicemente quello di aiutare le aziende a crescere e migliorare il proprio business.

    Questa è la mia visione di business etico, quella fondamentale.

    E tu, hai una tua visione? Cosa ne pensi?

    Scrivimi, mi farebbe piacere.


    Mauro Apperti

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      Il cookie è morto… evviva l’e-mail marketing.

       

      Titolo un po’ provocatorio lo ammetto, ma il mio intento è di catturare l’attenzione, per poi passarti il messaggio, come dovrebbe fare ogni buon annuncio pubblicitario, digitale o cartaceo che sia. Giusto?

      Sia come sia, nei prossimi mesi, o quasi sicuramente entro il 2022, la pubblicità digitale e le attività marketing digitali si troveranno ad affrontare un cambiamento molto, molto importante.

      Un veloce passo indietro cosa sono i cookie.

      Il concetto e il termine cookie, che letteralmente significa “biscotto”, derivano da una tecnica nota in ambiente informatico già dagli anni ’80 e utilizzata per poter identificare uno specifico software che si connette ad un server.

      Il loro primo utilizzo in ambito web risale al 1994 quando furono usati per controllare se i lettori del sito di Netscape, allora famoso browser per la navigazione, lo avessero già visitato in precedenza o meno.

      Nel 1995 la gestione dei cookie è stata integrata in Internet Explorer, e da lì in avanti l’evoluzione e la diffusione di questi cookie è stata costante.

      In poche parole il cookie può essere utilizzato, ma ci sono anche altri utilizzi, per avere un sistema che consente di creare un profilo dell’utente tramite il tracciamento della sua navigazione sul web

      Quali siti visita, quali filmati o foto guarda, da quali pagine entra, da quali pagine esce, cosa ricerca su Google, e via dicendo.

      La maggior parte dei siti hanno cookie propri, che hanno lo scopo di misurare le performance del sito stesso, oppure di facilitare la navigazione salvando password e codici di accesso.

      Ma esistono anche i cookie di terze parti. Cosa sono?

      Sono i cookie, presenti nel sito che stai navigando ma che non appartengono al sito stesso, sono di altri siti, tipicamente utilizzati per proporre pubblicità pertinenti ai tuoi gusti, solitamente contenuti in pubblicità di altri servizi o prodotti non del sito stesso.

      Ne incontri moltissimi sui siti di informazioni, di quotidiani e riviste on line, ma anche di portali specifici sui diversi argomenti, dal materasso alle case ideali per la vacanza.

      Quando navighi cercando risposte su soggetti specifici, ti imbatterai sicuramente in questo tipo di cookie.

      Altre aziende tracciano la tua navigazione, punto.

      E i dati sono anche raccolti da agenzie specializzate che poi vendono queste informazioni alle agenzie marketing, per creare campagne mirate e profilate.

      Nel 2019 Google ha annunciato che nei due anni successivi avrebbe disapprovato l’uso di questi cookie.

      Browser come Safari e Firefox hanno anticipato Google e già bloccano questi cookie.

      Quindi le cose cambieranno parecchio per il marketing digitale.

      Ho fatto una riflessione su questo avvenimento

      Fino a quando non sarà sviluppato un sistema di tracciamento non così invadente e lesivo della privacy, e ce ne sono allo studio, si dovranno utilizzare canali e strumenti alternativi per mantenere le performance del marketing e di conseguenza del commerciale.

      In ambito business, la e-mail non è mai morta. Usata correttamente è ancora il sistema che garantisce un rapporto rendimento Vs spesa, superiore anche alle sponsorizzate sui social.

      Sicuramente, se un’azienda lavora prevalentemente con privati, la e-mail non è il top, ma il punto focale è questo:

      “Si deve creare un circolo virtuoso che racchiuda alcune specializzazioni del marketing che, messe assieme, consentano di raggiungere le migliori performance.”

      Quali sono?

      Raccogliere nominativi interessanti tramite campagne informative senza forzare la pubblicità sulle persone (inbound marketing e permission marketing), preparare contenuti interessanti da distribuire su diversi canali, (content marketing e storytelling).

      Comunicare poi in modo intelligente, costante e diretto con il potenziale cliente (nurturing e direct marketing)

      E questo è il ciclo eterno del marketing, semplificato.

      Raccogliere nomi di potenziali clienti, su cui fare marketing, per poi vendere servizi, e poi raccogliere nominativi, ecc. ecc.

      In quest’ottica, anche strumenti “antichi” come l’e-mail marketing dovrebbero essere presi in considerazione in una strategia digitale completa.

      Proprio per la loro capacità di non dipendere da decisioni o vincoli posti da altri (google ad esempio) nel raggiungere la persona con cui desideri promuoverti. Naturalmente l’ideale è avere persone interessate ai nostri argomenti.

      In quest’era di flessibilità obbligatoria, anche un nuovo/vecchio strumento deve essere valutato attentamente e fra i possibili mezzi da utilizzare.

      Partendo sempre dallo studio di una buona strategia.

      Spero di averti dato qualche spunto di riflessione.


      Mauro Apperti

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        Un sostegno concreto grazie al bando 2021 per la digitalizzazione delle imprese. (codice 21HT)

        Pubblicato il nuovo bando 2021 per contributi a supporto della digitalizzazione come supporto per le imprese del territorio, è possibile ottenere significatici contributi a fondo perduto.

        Un’opportunità da non perdere per la crescita della propria azienda.

        Pubblichiamo di seguito alcuni estratti dal bando pubblicato dalla Camera di Commercio di Vicenza

        Se desideri maggiori informazioni per usufruire del bando relativamente a siti web ed e-commerce contattaci al 0445 952086.

        Oppure scrivi a [email protected]

         

        Estratti del bando 2021

        Articolo 1 – Finalità

        La Camera di Commercio di Vicenza intende sostenere le imprese del territorio nell’affrontare la situazione di crisi causata dall’emergenza COVID-19, favorendo la continuità delle attività e la ripresa delle stesse.

        Con il presente bando si intende sostenere, tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto, investimenti e spese in tecnologie digitali, software, applicativi e servizi specialistici, anche finalizzati ad approcci green oriented, che consentano di:

        • implementare nuovi modelli organizzativi, mediante l’adozione di strumenti e sistemi tecnologici, che consentano di attivare forme di flessibilità del lavoro, tra cui smart working e il telelavoro;
        • incrementare la telematizzazione delle attività sia di back office che di front office, anche mediante l’adozione di infrastrutture tecnologiche e l’adozione di piattaforme per l’erogazione e l’acquisizione remota di servizi online;
        • migliorare l’efficienza aziendale tramite adozione di tecnologie e soluzioni Cloud, che consentano l’archiviazione sicura dei documenti, l’accesso alle risorse documentali da remoto e da qualsiasi device, la condivisione dei documenti e, quindi, la collaborazione «a distanza»;
        • fruire della connettività a banda larga e ultra-larga, quindi del collegamento alla rete internet, mediante qualsiasi tecnologia (ADSL, fibra ottica, 3G, 4G, satellitare, radio, altro).

         

        Articolo 3 – Soggetti beneficiari

        Possono beneficiare delle agevolazioni di cui al presente bando le imprese di tutti i settori economici, aventi sede legale e/o unità locali nella circoscrizione territoriale della Camera di Commercio di Vicenza, ed in regola con il pagamento del diritto annuale (entrambi questi due ultimi requisiti devono sussistere almeno al momento della liquidazione del contributo).

         

        Articolo 6 – Contributo

        Il contributo è di € 2.000,00 per una spesa minima di € 4.000,00.

        Il contributo è di € 4.000,00 per una spesa minima di € 8.000,00.

        Non è previsto un limite massimo per i costi sostenuti dall’impresa, ma non è ammesso il passaggio da una soglia all’altra di importo del contributo dopo la presentazione della domanda di contributo, salvo quanto specificato nell’articolo 9 del presente bando, né in sede di rendicontazione.

         

        Articolo 8 – Spese ammissibili e termini di inizio e fine degli investimenti

        Il presente bando prevede lo sviluppo di attività di digitalizzazione e innovazione.

        Sono considerate ammissibili le spese, al netto dell’IVA, dettagliate in fattura, sostenute e interamente pagate nel periodo che decorre dal 1° gennaio 2021 fino al 30 settembre 2021, cioè le fatture devono risultare emesse e i pagamenti devono risultare effettuati nell’arco temporale sopra indicato.

        Il presente bando prevede lo sviluppo di attività di digitalizzazione e innovazione tecnologica e considera ammissibili le spese di consulenza e costi di servizio relativi a:

        tecnologie di innovazione digitale 4.0:

        • robotica avanzata e collaborativa
        • manifattura additiva e stampa 3D
        • prototipazione rapida
        • sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (RA)
        • interfaccia uomo-macchina
        • simulazione e sistemi cyber-fisici
        • integrazione verticale e orizzontale
        • internet delle cose (IoT) e delle macchine
        • cloud, fog e quantum computing
        • cybersicurezza e business continuity
        • big data e analisi dei dati
        • ottimizzazione della supply chain e della value chain
        • soluzioni per la gestione e il coordinamento dei processi aziendali con elevate caratteristiche di integrazione delle attività aziendali e progettazione ed utilizzo di tecnologie di tracciamento (RFID, barcode, ecc.)
        • intelligenza artificiale
        • blockchain
        • sistemi di e-commerce
        • sistemi di pagamento mobile e/o via internet e fintech
        • sistemi EDI, electronic data interchange
        • geolocalizzazione
        • tecnologie per l’in-store customer experience
        • system integration applicata all’automazione dei processi
        • piattaforme di e-commerce (b2b e/o b2c)

        Sono inoltre ammissibili spese di consulenza e costi di servizio per:

        ➢ software gestionale e/o per servizi all’utenza (es. siti web, app, integrazioni con provider, servizi a pagamento, sistemi di delivery, ecc);

        ➢ servizi per la connettività, compresa la Banda Ultralarga;

        ➢ consulenze e perizie rilasciate da ingegneri o periti industriali iscritti nei rispettivi albi professionali finalizzate all’analisi e all’attestazione dell’interconnessione dei beni 4.0 ai sistemi aziendali (articolo 1, comma 1062, della legge di bilancio2021);

        ➢ canoni di leasing per beni materiali/strumentali 4.0 (solo quelli sostenuti e pagati nel periodo che decorre dal 1° gennaio 2021 fino al 30 settembre 2021).

        I dati qui riportati sono parziali e a puro scopo indicativo, non intendono essere esaustivi ne validi per la partecipazione o informazioni sul bando.

        Per informazioni complete ed esatte riguardo il bando, la sua applicazione e regole, è necessario fare riferimento al sito delle Camera di Commercio di Vicenza, di qui troverete il link qui sotto.

        Per il bando completo, la modulistica e le modalità di invio telematico della domanda CLICCA QUI.


        Mauro Apperti

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          Niente fiere… no Party? Non è sempre vero!

           

          Partiamo subito dal presupposto che se sei vivo, come persona, o se l’azienda è ancora in attività, se parliamo di business, puoi sempre fare qualcosa per una specifica situazione.

          È risaputo che la cosa sicuramente sbagliata è: non fare nulla.

          Ormai a un anno dall’inizio della crisi COVID, preferisco chiamarla così piuttosto che pandemia, ci siamo abituati a “muoverci” in questo mercato strano.

          Abituati, adattati, forzati, usa il termine che preferisci.

          Credo fermamente nel principio che afferma:

          l’unica strategia vincente è quella che punta ad un’espansione, grande o piccola non importa.

          Prendendo le mosse da questo principio, appoggio pienamente quegli imprenditori che ho incontrato recentemente e che stanno utilizzando parte del budget fiere per altre attività marketing e commerciali, prevalentemente digitali.

          Mi permetto però una riflessione

          Se un’azienda investiva, fra spazi, trasferte, trasporti, costi di personale e vari una cifra come 60.000 € oppure 15.,000 € o anche 500.000 € annui in fiere, perché ne reinveste solo una parte in marketing e commerciale alternativo?

          Paura dell’incerto? Convinzione che le fiere rendano di più rispetto ai canali digitali? Timore di spendere troppo e desiderio di risparmiare in previsione di possibili tempi bui?

          Forse un mix di tutte queste motivazioni…

          In un mio articolo di maggio scorso “Tre Tipi di Imprenditori” ho parlato di questi temi e di come fosse necessaria un’evoluzione assieme all’utilizzo di un mix di strumenti marketing e commerciali.

          Oggi voglio sinteticamente espandere quell’articolo tutt’ora valido.

          Un’attività di marketing e commerciale vincente ha diversi ingredienti, e fra i più importanti troviamo:

          1. Una promozione
          2. Una comunicazione che raggiunge la platea più vasta possibile, ovviamente di persone target per la tua attività.
          3. Attività marketing e pubblicitarie che puntano ad affermare la presenza nel mercato. Presenza nel senso che esistiamo e continuiamo ad esistere
          4. Una costante ricerca di identità (persone) verso cui fare marketing e attività di vendita.

          Se tutto questo è vero, perché limitare l’investimento?

          Ormai il digitale è IL CANALE affermato. Le persone accettano volentieri un mix di presenza e on-line.

          Il punto è che si deve essere disposti a sperimentare e sprecare.

          Hai forse l’assicurazione della fiera che il tuo investimento avrà un ROI?

          No, eppure ci vai.

          Anche il marketing ha bisogno di scoprire, sperimentare, correggere e sprecare.

          Partendo sempre dallo studio di una buona strategia.

          Spero di averti dato qualche spunto di riflessione.


          Mauro Apperti

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