Il concetto di azienda etica… questa è la mia visione.

 

Buongiorno, che piacere rivederti su questa pagina!

In questo venerdì di metà marzo, a un anno dal lock down dello scorso anno, ben più pesante dell’attuale, il mio pensiero va sempre nella direzione di come poter migliorare la mia professionalità, la nostra azienda e di conseguenza aiutare in modo ancora più efficace i nostri clienti.

Aiutare è uguale a pericolo?

Le parole di per sé non hanno altro significato che quello che gli assegniamo.

Quando ero uno studente, “spazzino” o “bidello” non erano termini offensivi.

Sono diventati invece termini con un significato lievemente spregiativo, esclusivamente perché qualcuno gli ha assegnato quel valore in modo arbitrario, e tutte le altre persone, sono state d’accordo su questo.

Non è successo altro. E così’ è per tutti quei termini che in questi anni hanno assunto un significato volgare, offensivo o discriminante.

Se non ci credi fai un test: pronuncia un’offesa con l’idea di fare un complimento. Forse non ti riuscirà subito semplice. Ma se insisti e ci riesci, toccherai con mano che le parole hanno solo il significato emotivo che affibbiamo loro.

Le parole non sono importanti quanto le azioni. Se vuoi capire il giusto valore di una persona, di un’azienda o di un governo, tappati le orecchie e osserva le sue azioni. Solo questo ti dirà con chi hai a che fare.

Ora, dopo tutto questo preambolo, torniamo all’aiuto.

Molte volte quando qualcuno offre “aiuto” siamo sospettosi, giusto?

Magari pensiamo ci sia un secondo fine, ed alle volte è vero, e molte volte nel passato magari lo è stato.

Ma come abbiamo visto, dobbiamo andare oltre al significato emotivo del termine.

Se hai problemi ad accettare l’aiuto, sicuramente quando qualcuno ti dice “posso aiutarti” oppure “quello che voglio è solo il tuo bene” allora sentirai una risposta emotiva istantanea di diffidenza, come fosse un segnale di pericolo!

Eppure, ogni business si basa su questo concetto, il concetto dell’aiuto, di quanto siamo utili ai nostri clienti ed alla società.

Lo so, di solito parlo di marketing e qui sto parlando di filosofia.

Ma penso che il dovere di ogni azienda, e in verità di ogni lavoratore, dirigente, impiegato o imprenditore, sia quello di svolgere al meglio il proprio compito con l’obiettivo di un miglioramento, non solo per sé stesso o la propria azienda, ma per tutta la società.

Certo, perché un mercante di armi è utile ai suoi clienti, ma qual è l’utilità dei suoi clienti per la società?

La sola logica del profitto non basta, è pericolosa. Basti pensare a quanto know how è stato passato praticamente gratuitamente, alle aziende cinesi in nome di un profitto personale.

Nel lungo termine si è rivelato un boomerang per la nostra economia.

Una visione più ampia è necessaria.

Le scelte vanno valutate per tutte le aree che ne sono influenzate, solo così potremo essere certi di prendere decisioni più giuste che sbagliate (gli assoluti non esistono).

E il primo fondamento per un’azienda, che ne determina il suo successo ed espansione è: quanto di aiuto può essere?

L’attività principale del marketing è quella di scovare una domanda e soddisfarla, oppure creare una domanda e soddisfarla.

domanda = necessità oppure domanda = desiderio

Quindi il marketing è fondamentale per ogni attività, e non fa altro che aiutare le attività ad aiutare.

Ma chi determina il significato delle parole, chi decide il senso e la portata delle proprie azioni e responsabilità sei sempre tu!

Chi scrive  -io – è tutt’altro che perfetto, ma il mio scopo è semplicemente quello di aiutare le aziende a crescere e migliorare il proprio business.

Questa è la mia visione di business etico, quella fondamentale.

E tu, hai una tua visione? Cosa ne pensi?

Scrivimi, mi farebbe piacere.


Mauro Apperti

M. 329 0428 990

E. [email protected]

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    Il cookie è morto… evviva l’e-mail marketing.

     

    Titolo un po’ provocatorio lo ammetto, ma il mio intento è di catturare l’attenzione, per poi passarti il messaggio, come dovrebbe fare ogni buon annuncio pubblicitario, digitale o cartaceo che sia. Giusto?

    Sia come sia, nei prossimi mesi, o quasi sicuramente entro il 2022, la pubblicità digitale e le attività marketing digitali si troveranno ad affrontare un cambiamento molto, molto importante.

    Un veloce passo indietro cosa sono i cookie.

    Il concetto e il termine cookie, che letteralmente significa “biscotto”, derivano da una tecnica nota in ambiente informatico già dagli anni ’80 e utilizzata per poter identificare uno specifico software che si connette ad un server.

    Il loro primo utilizzo in ambito web risale al 1994 quando furono usati per controllare se i lettori del sito di Netscape, allora famoso browser per la navigazione, lo avessero già visitato in precedenza o meno.

    Nel 1995 la gestione dei cookie è stata integrata in Internet Explorer, e da lì in avanti l’evoluzione e la diffusione di questi cookie è stata costante.

    In poche parole il cookie può essere utilizzato, ma ci sono anche altri utilizzi, per avere un sistema che consente di creare un profilo dell’utente tramite il tracciamento della sua navigazione sul web

    Quali siti visita, quali filmati o foto guarda, da quali pagine entra, da quali pagine esce, cosa ricerca su Google, e via dicendo.

    La maggior parte dei siti hanno cookie propri, che hanno lo scopo di misurare le performance del sito stesso, oppure di facilitare la navigazione salvando password e codici di accesso.

    Ma esistono anche i cookie di terze parti. Cosa sono?

    Sono i cookie, presenti nel sito che stai navigando ma che non appartengono al sito stesso, sono di altri siti, tipicamente utilizzati per proporre pubblicità pertinenti ai tuoi gusti, solitamente contenuti in pubblicità di altri servizi o prodotti non del sito stesso.

    Ne incontri moltissimi sui siti di informazioni, di quotidiani e riviste on line, ma anche di portali specifici sui diversi argomenti, dal materasso alle case ideali per la vacanza.

    Quando navighi cercando risposte su soggetti specifici, ti imbatterai sicuramente in questo tipo di cookie.

    Altre aziende tracciano la tua navigazione, punto.

    E i dati sono anche raccolti da agenzie specializzate che poi vendono queste informazioni alle agenzie marketing, per creare campagne mirate e profilate.

    Nel 2019 Google ha annunciato che nei due anni successivi avrebbe disapprovato l’uso di questi cookie.

    Browser come Safari e Firefox hanno anticipato Google e già bloccano questi cookie.

    Quindi le cose cambieranno parecchio per il marketing digitale.

    Ho fatto una riflessione su questo avvenimento

    Fino a quando non sarà sviluppato un sistema di tracciamento non così invadente e lesivo della privacy, e ce ne sono allo studio, si dovranno utilizzare canali e strumenti alternativi per mantenere le performance del marketing e di conseguenza del commerciale.

    In ambito business, la e-mail non è mai morta. Usata correttamente è ancora il sistema che garantisce un rapporto rendimento Vs spesa, superiore anche alle sponsorizzate sui social.

    Sicuramente, se un’azienda lavora prevalentemente con privati, la e-mail non è il top, ma il punto focale è questo:

    “Si deve creare un circolo virtuoso che racchiuda alcune specializzazioni del marketing che, messe assieme, consentano di raggiungere le migliori performance.”

    Quali sono?

    Raccogliere nominativi interessanti tramite campagne informative senza forzare la pubblicità sulle persone (inbound marketing e permission marketing), preparare contenuti interessanti da distribuire su diversi canali, (content marketing e storytelling).

    Comunicare poi in modo intelligente, costante e diretto con il potenziale cliente (nurturing e direct marketing)

    E questo è il ciclo eterno del marketing, semplificato.

    Raccogliere nomi di potenziali clienti, su cui fare marketing, per poi vendere servizi, e poi raccogliere nominativi, ecc. ecc.

    In quest’ottica, anche strumenti “antichi” come l’e-mail marketing dovrebbero essere presi in considerazione in una strategia digitale completa.

    Proprio per la loro capacità di non dipendere da decisioni o vincoli posti da altri (google ad esempio) nel raggiungere la persona con cui desideri promuoverti. Naturalmente l’ideale è avere persone interessate ai nostri argomenti.

    In quest’era di flessibilità obbligatoria, anche un nuovo/vecchio strumento deve essere valutato attentamente e fra i possibili mezzi da utilizzare.

    Partendo sempre dallo studio di una buona strategia.

    Spero di averti dato qualche spunto di riflessione.


    Mauro Apperti

    M. 329 0428 990

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      Hai realizzato una pagina web per il tuo progetto. E ora?

      promuovere il proprio sito web

      Chi realizza e vive un progetto ha spesso due problemi.

      • É troppo “dentro”: Per lui è tutto scontato, tantissime cose sono ovvie. Il problema è che spesso sono ovvie per lui, non per il suo pubblico di potenziali clienti (che anzi spesso cerca proprio quello). Per cui tutte queste cose “ovvie” non vengono comunicate.
      • Se anche supera questo scoglio, e realizza una bella pagina web o un sito (o anche altro, una brochure, un volantino etc), una volta fatto e pubblicato tutto questo ha la sensazione che “il più sia fatto”. Niente di più sbagliato.

      Può anche essere vero che documentare e presentare in modo accattivante la propria attività o il proprio prodotto sia un gran lavoro ma ora… come lo presenti al pubblico nuovo? (o ai già clienti?)

      Fino a che quanto fatto non risulta in un’effettiva comunicazione con i propri potenziali clienti il lavoro non è finito.


      É ora di promuovere parlare con qualcuno


      “Promuovere” è un termine ingannevole, di questi tempi ha assunto anche una certa accezione negativa.

      Si è perso di vista il punto principale.

      Quando stai promuovendo, se lo fai bene, stai parlando con qualcuno.

      Ma quindi perché fare tutto il lavoro per fare foto, video, documentare la propria attività e il proprio prodotto in una pagina web ben confezionata.

      Se dopo non ne parli con nessuno.

      Cosi come sedersi a un ristorante per poi non dire niente al cameriere non è una tattica di successo (se ci si aspetta di mangiare), nemmeno lasciare che il proprio contenuto informativo o promozionale rimanga sconosciuto; una goccia digitale in mezzo al mare di internet, è una tattica particolarmente funzionale.


      Come si fa a parlarne con qualcuno?


      Il primo passo è avere qualcosa da dire.

      Una volta fatto questo il secondo passo è dirlo.

      Ok non è così semplice.

      Dopodiché si inizia a ragionare, a chi voglio parlarne? Dove si trovano queste persone? Come funziona la comunicazione in quell’ambito?

      Potreste scoprire che il vostro pubblico ideale si trova su Facebook, o magari su Donna Moderna, o sul Sole24 Ore (online o cartaceo?).

      A quel punto, si può finalmente iniziare a parlarne, a promuovere.

      E solo a allora che si da un senso al lavoro fatto.

      Fare altrimenti, lasciare del contenuto faticosamente preparato a stagnare sul proprio sito web, è un terribile spreco di soldi e di tempo.

      E se sono cose di cui avete già parlato?

      Di questo discutiamo la prossima settimana ;)


      Apperti Andrea

      391 122 6477

      [email protected]

      Il telemarketing come strumento di lead generation

      IL TELEMARKETING COME STRUMENTO DI LEAD GENERATION

      (contatti commerciali interessati)                           

      Negli ultimi anni noi tutti stiamo “subendo” un telemarketing invasivo, insistente e poco professionale. Questo nel corso del tempo ha contribuito a cambiare radicalmente la nostra opinione su questo efficace sistema commerciale.

      Dal momento in cui è esistito il telefono, fare una telefonata per sapere se un’azienda aveva bisogno di un prodotto o servizio era la cosa più naturale del mondo. Per anni i venditori hanno condotto o concluso i loro affari tramite il telefono (e quelli bravi lo fanno ancora) e nessuno aveva nulla da recriminare.

      DUNQUE TELEMARKETING SI O TELEMARKETING NO?

      Personalmente, visto che mi occupo di telemarketing da oltre 20 anni, vorrei sfatare alcuni luoghi comuni in merito al soggetto.

      Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, bensì differenziare fra telemarketing “selvaggio” e telemarketing “professionale”.

      Per quanto riguarda il telemarketing “selvaggio”, non ho bisogno di spendere nessuna parola perché una telefonata indisponente, molte volte con un italiano approssimativo o poco comprensibile, tutti noi la riconosciamo.

      Voglio invece chiarire come riconoscere il telemarketing fatto come si deve, condotto da un professionista che ha a cuore l’interesse dell’azienda per la quale sta telefonando, che si indentifica in essa e che desidera davvero far conoscere il prodotto o servizio che propone. Insomma un’ottima figura commerciale che svolge la sua attività al telefono.

      Se riceveste una telefonata da una persona così motivata, sono certa che la riconoscereste e che la stareste a sentire.

      Avendo a che fare con parecchie realtà aziendali, ho potuto osservare che, a parte le aziende ben strutturate e organizzate, tutte le altre attraversano queste fasi:

      1) L’ufficio marketing, i venditori e in certi casi anche il titolare, cercano affannosamente di creare nuovi contatti da chiudere. Con tanta fatica qualcosa “salta fuori”.

      2) Per seguire questi contatti fino alla chiusura della trattativa, non si ha più il tempo di creare altri contatti nuovi e metterli in “incubatrice” per l’immediato futuro. Tutto è molto impegnativo, il tempo manca ma d’altro canto il fatturato è terribilmente necessario.

      3) Il tempo passa e si inizia a preoccuparsi, perché non ci sono più contratti da chiudere. Questo è quello che ciclicamente succede tralasciando la ricerca continua di contatti che da “freddi” un po’ alla volta diventeranno “caldi” e poi con un po’ di fortuna si trasformeranno in clienti.

      4) La fase seguente è il fatturato che cala con tutte le conseguenze.

      Considerato il fatto che, al giorno d’oggi non si possono più “aspettare i clienti in negozio” ma bisogna creare continuo interesse verso i propri prodotti/servizi, una attività costante di sviluppo e cura dei contatti commerciali attraverso un telemarketing molto operativo ed efficace, volendo in coordinazione con altre specifiche attività di marketing on-line e/o off line, è un ottimo supporto al raggiungimento degli obiettivi commerciali.

      Quindi telemarketing Sì o telemarketing No?

      La risposta è: telemarketing Sì

      “Sì” perché genera velocemente LEAD (contatti interessati).

      “Sì” perché permette di costruirsi un data base profilato sulle proprie esigenze, con e-mail autorizzate. Questo data base, credetemi non ha prezzo, nessuno ve lo può vendere e soprattutto è la base del vostro fatturato futuro.

      Vuoi sapere se il nostro telemarketing è utile alla tua azienda?

      Contattami via mail scrivendomi a [email protected] o telefonandomi allo 0445 952086.

      E-mail marketing: sai attrarre clienti interessati?

      Hai sentito parlare di e-mail marketing ma non sai bene che cosa voglia dire?




       

      Oppure ne hai già sentito parlare ma sei terrorizzato dall’idea di inviare centinaia di mail promozionali perché temi di essere “spammato” brutalmente dagli attuali e futuri clienti?

       

      Se hai risposto sì ad almeno una domanda, allora continua a leggere!

      In caso contrario, complimenti! Sei già sulla buona strada per realizzare un business di successo!

       

      Scherzi a parte.. credo sia capitato a chiunque faccia business di interrogarsi sull’effettiva validità di questo strumento “markettaro” che, oggi come oggi, sembra poter risentire di una rivoluzione enorme nella fruizione di Internet e dei suoi contenuti: inutile nasconderci dietro un dito!

      Lo sappiamo tutti che gli utenti della rete detengono oggi il pieno potere di decidere quali informazioni consultare e come consultarle.

      L’utilizzo di Internet è infatti cambiato, così com’è cambiata l’identità dei navigatori del web: c’è chi li ha definiti prosumer (Alvin Toffler, The third wave, 1980) proprio perchè produttori e fruitori d’informazione.

      Osservazione acuta e legittima.

       

      Ma tutto questo, che cosa c’entra? C’entra, eccome.

       

      La comunicazione è cambiata e i consumatori sono più consapevoli

       

      Se è cambiato il “consumatore della rete” è perché è cambiato il concetto di comunicazione, e, di conseguenza, il modo con cui le aziende devono imparare a relazionarsi con il pubblico: se negli anni ’80 bastava “bombardare” i clienti con prodotti e offerte promozionali (comunicazione push, da to push = spingere), oggi, nel 2015, è l’utente (o cliente) che decide quali contenuti tirare a sé (comunicazione pull, da to pull = tirare), in base al grado di attinenza e interesse.

      E allora, come posso vendere i miei prodotti con l’e-mail marketing (invio di newsletter promozionali e informative a lead e prospect) se gli utenti della rete sono restii a ricevere comunicazioni commerciali?

      Alt. Facciamo un passo indietro. Forse non sai che cos’è una newsletter. Te lo spiego io: la newsletter è una fonte di traffico, ed è il motore principale del tuo business online.

      Questa affermazione dovrebbe esserti sufficiente per capire una cosa fondamentale e cioè: l’e-mail marketing è fondamentale per creare lead generation (potenziali consumatori interessati) e lead nurturing (“nutrimento” di potenziali consumatori attraverso contenuti interessanti), potendo quindi ottenere conversioni e profitti.

      Se non ti è chiaro, te lo dico con altre parole: con la newsletter si guadagna. Ma per guadagnare, servono contenuti personalizzati e di qualità.

       

      E-mail marketing per fare business

       

      L’e-mail marketing è un importante strumento di business, che ti consente di coltivare, nel tempo, una lista di contatti interessati e in grado quindi di farsi portavoce fedeli ed entusiasti della tua azienda.


      Un’adeguata strategia di e-mail marketing deve mirare ad aumentare tre parametri:

       

      •      il tasso di iscritti alla newsletter (tasso di opt-in)
      •      il tasso di apertura delle newsletter (open-rate)
      •      il tasso di click delle newsletter (CTR, o Click Through Rate)

       

      Questi tre indicatori si alzano se scriviamo contenuti personalizzati e d’interesse.

      Inviare mail generali e impersonali non consente di aumentare il numero di clienti interessati: non offrire valore agli iscritti equivale ad accompagnarli a disiscriversi dalle tue e-mail.

      Al contrario, scrivere mail interessanti e specifiche per determinate liste di clienti, consente di ottenere risultati fenomenali dal punto di vista del business: un utente che legge la tua newsletter lo fa perché è interessato a quello che dici, ed è disposto a perdere del tempo per ascoltarti.

      Per questo è importante produrre e-mail di valore.

       

      Fare e-mail marketing non è un passatempo, è una professione, e come tale, richiede competenza e professionalità.

      Sfruttare il canale del direct e-mail marketing significa attrarre, convertire e nutrire con contenuti specifici i propri lead (clienti interessati), al fine di generare profitto.

       

      E tu, da che parte stai?

       

      Per scoprire di più sull’e-mail marketing e sui nostri servizi, chiedici una consulenza!

      Saremo lieti di presentarti le nostre referenze.