Un piccolo cadeau di Natale per te.

Dieci pillole di marketing efficace provate sulla mia pelle. 

Con quest’ultima mia e-mail prima delle festività natalizie, voglio lasciarti qualche pillola di marketing presa direttamente dalla mia esperienza e da quella di alcuni colleghi. 

Non è un vero e proprio vademecum ma sicuramente sono i punti saldi che utilizzo ogni giorno. Mi auguro possano essere da spunto anche per te. 

  1. Studia il tuo prodotto ed il relativo mercato prima di forti investimenti produttivi o prima di avviare quella che ti sembra una grande idea. Sondaggi e ricerche di mercato sono la chiave. E poi usali. 
  1. Non dimenticarti dei competitor. La sfida è eccitante ma se riesci a trovare un oceano blu dove nuotare, invece che un affollato stagno, sarà tutto più facile e soddisfacente. 
  1. Non è vietato copiare! Nel marketing contano i numeri. Se qualcosa funziona allora usala. Certamente rendila differente all’apparenza, ma la sostanza, se di successo, rimane. 
  1. Non smettere di usare una campagna di successo fino a quando non ha smesso di dare risultati. Frasi come: “gratis, grande occasione, sconto…” funzionano dopo oltre un secolo di utilizzo. 
  1. Non fare marketing se la tua qualità è dubbia, sarebbe solo un boomerang per te e per la tua azienda 
  1. Il marketing può fare molto, ma se non sei organizzato, non hai la qualità a posto e se all’interno dell’azienda ci sono tensioni e disaccordi, il marketing più brillante del mondo non ti salverà. 
  1. Non mentire! Così come nelle pubbliche relazioni si deve usare la verità, anche nel fare marketing e comunicazione non puoi permetterti di ingannare il tuo pubblico, i tuoi acquirenti. 
  1. Tempo. C’è il tempo giusto e il giusto investimento per avere successo. I miracoli esistono e si fanno ma la programmazione e le giuste risorse da desinare sono la chiave per il successo di una grande strategia marketing. 
  1. Quando intravedi una possibile crisi finanziaria all’orizzonte, fai marketing e promuovi. Quando vuoi farti conoscere, fai marketing e promuovi. Quando tutto va bene, continua a fare marketing e promuovere. Nulla resta uguale a lungo se non dai una spinta costante alla crescita e all’espansione. 
  1. L’etica nel marketing è qualcosa di imprescindibile. Non sono d’accordo con chi vende frigoriferi agli eschimesi! 

Spero di esserti stato utile con le mie newsletter in quest’ultimo anno; sono idee che mi piace scrivere e condividere. 

Ti auguro un sereno Natale a te ed ai tuoi cari. 

Mauro Apperti  

Il commercialista dice che spendo troppo in marketing

Prendo spunto dall’articolo di un collega, con lo stesso soggetto, per parlare di budget marketing e pubblicità per il 2021, ma non solo. 

Stiamo per lasciarci alle spalle un anno difficile, un anno bisesto all’altezza della leggenda che lo vuole, appunto, un anno funesto. 

Alcuni settori molto colpiti, altri meno, altri ancora che vedono un bel segno + nel bilancio. 

Infatti, è tempo di bilanci, si somma, si incontra il commercializza e si fanno i budget per il nuovo anno. 

La frase che ho messo come titolo “il commercialista dice che spendo troppo in marketing” l’ho sentita diverse volte nel corso degli anni. 

Quando un commercialista consiglia questo ci sono tre aspetti che non vanno come dovrebbero: 

  • Il tuo bilancio non è come dovrebbe essere; 
  • Il commercialista in questione capisce benissimo di conti ma non abbastanza di cos’è il marketing; 
  • Non stai valutando e misurando i risultati del marketing con la tua agenzia. 

Il marketing non è un costo, come ho scritto in altri articoli ormai è una parte imprescindibile dell’organigramma e delle attività di routine per qualsiasi azienda. 

In realtà il marketing dovrebbe essere un’attività costante. 

Solitamente la maggior parte delle aziende che si rivolgono a noi lo fanno in momenti difficili, e quello è il momento peggiore per fare marketing 

  1. Poco tempo 
  2. Poche risorse economiche 

Il momento giusto per fare marketing è SEMPRE. 


Per cui tagliando il budget di marketing e pubblicità ti stai dando la zappa sui piedi. 

Certamente il denaro va amministrato bene e non sprecato. 

Si devono scegliere le attività che diano visibilità, notorietà e ritorno in termini di aumento di contatti, clienti e fatturato. 

Leggevo un articolo che riporta come la media delle PMI italiane destinino un totale di budget marketing e pubblicitario del 3% del fatturato, arrivando a un 5% in caso di fiere. 

Questo vuol dire che se fatturi 3.000.000 € ne destini 90.000 € con un massimo di 150.000 € 

Se ne fatturi 10.000.000 € ne destini 300.000 € con un massimo di 500.000 € e così via. 

Non è sempre vero, per la mia esperienza. 

Certo sarebbe la cosa ideale, perché permette all’azienda di muoversi sul mercato e promuoversi a sufficienza per presidiarlo e vincere. 


Il marketing lo trovi nel bilancio alla voce uscite, ma in realtà non è un costo. 


Lo è solo quando spendi male i tuoi soldi. Canali sbagliati, investimenti insufficienti per avere risultati, oppure problemi di personale e produzione. 

Si, perché il marketing è fondamentale, ma se hai altre problematiche in azienda (disorganizzazione, personale inefficiente e impreparato, problemi di qualità, tensioni interne) puoi fare tutto il marketing del mondo, chiamando il miglior marketer del pianeta, ma alla fine come azienda non avrai successo. 

Perché le diverse funzioni aziendali devono essere armoniche e coordinate fra loro. 

Quindi valuta bene.  

Se ti chiedi: Quanto investo nel mio marketing? È come chiedersi: quanto investo per poter vendere? 

Abbiamo riservato del TEMPO per consigliarti nel caso volessi valutare con noi delle attività marketing efficaci e capire quanto budget e quanto impegno serva effettivamente. 

Contattami e richiedi un incontro. 


Mauro Apperti

M. 329 0428 990

E. mauro@studiosolutions.it

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    BONUS PUBBLICITÀ: CREDITO D’IMPOSTA DEL 50% ANCHE NEL 2021/2022

     

    Con la Manovra, il Governo proroga per il prossimo biennio l’agevolazione in “versione 2020”.

    Il Governo proroga per il prossimo biennio il bonus pubblicità nella “versione 2020”: anche nel 2021 e nel 2022 chi investe in pubblicità avrà dunque accesso a un credito di imposta calcolato sul 50% della spesa complessiva, anziché sul 75% di quella “incrementale” come avveniva in precedenza.

    Il bonus pubblicità sarà concesso nella misura unica del 50% della spesa sostenuta – come previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio – anche nel 2021 e nel 2022. La proroga viene introdotta dalla Manovra 2021 per fronteggiare il calo degli investimenti pubblicitari a seguito dell’emergenza Covid-19.

    BONUS PUBBLICITÀ: QUALI INVESTIMENTI SONO AGEVOLATI

    La Manovra dispone la proroga per il biennio 2021-2022, del credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, secondo il regime speciale introdotto per il 2020, entro il medesimo tetto di spesa pari a 50 milioni di euro annui, “in considerazione della perdurante condizione di crisi del settore editoriale”.

    A chi è rivolto?

    Il bonus pubblicità è rivolto a imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali, come previsto dalla norma istitutiva dell’agevolazione, che hanno effettuato investimenti pubblicitari sulla stampa quotidiana e periodica, anche online.

    Se vuoi approfittare di questa occasione, ti serve lo studio efficace di una campagna pubblicitaria mirata al tuo target.

    Contattami adesso e chiedi una consulenza senza impegno.


    Mauro Apperti

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      Cosa fanno i tuoi clienti prima di decidersi ad acquistare il tuo prodotto/servizio, nell’era del digitale?

       

      Oggi vi parlo di qualcosa di leggermente tecnico, ma utilissimo per capire il rendimento delle vostre attività pubblicitarie e marketing.

      Nonostante la prepotente avanzata dl digitale siamo ancora in un’era di transizione, in cui l’attività analogica fa sentire la sua voce in modo importante.

      Fra le attività e gli strumenti analogici includo: le fiere, nonostante l’anno terribilis, gli incontri commerciali, riviste e giornali, brochure di presentazione, dépliant, totem, video, fotografie, per fare un elenco non completo.

      Dal marketing ci si aspetta che aiuti le vendite, giustamente, ma si deve anche capire come agisce oggi.

      Negli anni d’oro delle pubblicità classica (anni ’60 negli USA, anni ‘7’ – ’80 da noi) una buona pubblicità via radio o su riviste innescava un desiderio di acquisto, oppure partecipavi ad una fiera e concludevi contratti.

      Tutto molto semplice: il potenziale cliente vede il tuo prodotto, ne apprezza le doti e lo acquista.

      Avevi bisogno di una lavatrice, andavi dal negoziante di fiducia o più noto e la acquistavi, forse visitavi altri uno o due negozi, ma finiva li

      Nel marketing sono stati individuati diversi momenti chiave nel processo di acquisto e sono chiamati “momenti di verità”. Da Wikipedia:

      Momento di verità (MOT) nel marketing, è il momento in cui un cliente/utente interagisce con un marchio, prodotto o servizio per formarsi o cambiare un’impressione su quel particolare marchio, prodotto o servizio. 

      Il secondo momento di verità è il SMOT (secondo momento di verità) ossia quando la persona acquista il bene.

      Secondo momento di verità (SMOT): quando un cliente acquista un prodotto e ne sperimenta la qualità, per verificare che le sue aspettative siano state esaudite (o meno). Possono esserci più secondi momenti di verità, uno per ogni volta in cui il prodotto viene consumato (usato), fornendo al consumatore informazioni per acquisti futuri e, se soddisfatto, spingendolo a condividere la sua esperienza con il prodotto/servizio

      Abbiamo anche un terzo ed un quarto momento della verità, ma quello su cui voglio farvi mettere l’attenzione è il nuovo termine che Google conia nel 2011. Un termine che prende atto di come le abitudini di acquisto siano cambiate e come il percorso decisionale sia più lungo e tortuoso.

      Si tratta dello ZMOT!

      Sempre da Wikipedia:

      Zero moment of truth (ZMOT) è un termine coniato da Google nel 2011, si riferisce alla ricerca condotta online su un prodotto o servizio prima di intraprendere qualsiasi azione, vale a dire la ricerca di recensioni e pareri prima di effettuare un acquisto. Internet ha cambiato del tutto il modo in cui i consumatori interagiscono con marchi, prodotti o servizi questo momento decisionale online è definito ZMOT. Secondo una ricerca condotta da Google, l’88% dei clienti statunitensi sta effettuando ricerche online prima di acquistare effettivamente il prodotto. 

      Non più la vetrina, o almeno non solo, ma cellulari, blog, recensioni, siti web, peer poi tornare alle recensioni, per poi chiedere tramite WhatsApp agli amici un parere, per poi arrivare infine alla scelta e successivamente all’acquisto.

      Con lo ZMOT si descrive il nuovo percorso decisionale del potenziale cliente, un percorso che vede il digitale come protagonista assoluto.

      Ecco uno schema che lo rappresenta. In parole semplici, lo ZMOT segue lo stimolo all’acquisto ed è composto da tutte quelle esperienze on line che precedono l’acquisto.

      Penso che chiunque di noi possa confermare la validità del concetto di ZMOT. 

      Molte volte si arriva nel punto vendita (fisico e/o on line) dopo aver già maturato la decisione di acquisto, pertanto si è ben orientati.

      È importante conoscere il percorso decisionale che il nostro potenziale cliente segue quando sceglie di acquistare servizi o prodotti. 

      Dove avviene lo ZMOT? E quali altri passi esegue prima? Dove si informa? A chi crede?

      Scoprilo, presidia quei punti e venderai di più.

      Rievocando l’antico insegnamento di Sun Tzu «Se conosci il nemico e te stesso di sicuro vincerai».

      I clienti non sono nemici, assolutamente, ma vanno ugualmente “conquistati”.


      Mauro Apperti

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        Vuoi davvero mettere in evidenza i social nel tuo sito?

        Durante la realizzazione di un sito (a volte anche in fase avanza) capita che si sia in dubbio sul dove posizionare i collegamenti ai social.

        O che non si sia nemmeno valutata la cosa in primo luogo.

        In questo caso è spesso un indice che si è ancora in una fase in cui non si hanno le idee completamente chiare riguardo la proprio comunicazione e sul ruolo che i vari strumenti (sito web, social, mail etc) hanno in essa.

        Alla domanda: “Dove mettiamo i social nel sito?”

        La risposta spesso è: “in cima” o “in primo piano” o ancora “ovunque si possa metterli!”

        Dopotutto se un’azienda comunica sui social giustamente lo vuole fare sapere.

        Il problema è che invece (con le debite eccezioni) la risposta dovrebbe essere:

        In fondo al sito e nell’area contatti.

        Perché?


        Facciamo un po’ di chiarezza


        Se si sta comunicando (mail, social, cartelloni, qualsiasi tipo di promozione) è perché si desidera ottenere un ritorno di richieste e di contatti, da cui poi si faranno scaturire nuovi clienti, nuovi ordini etc.

        In quest’ottica, se qualcuno è arrivato sul vostro sito (magari proprio da un social) è alle parti finali del suo viaggio, vi ha già scoperto, sa già chi siete.

        Il sito devo “solo” convincerlo a contattarvi.

        Ha senso invitarlo ad uscire dal sito?

        Per entrare in un social (un ambiente dispersivo, con notifiche di amici, messaggi etc) e mettere un “like”?

        Generalmente no.

        È molto probabile che non torni più nel sito.

        Certo, i social vanno comunque inseriti nel sito.

        Se una persona vi ha già contattato ma vuole comunque continuare a seguire i vostri aggiornamenti deve avere la possibilità di scoprire tutti i canali in cui comunicate.

        Questo è valido anche per mail e newsletter ovviamente.

        Inoltre non è detto che la persona vi contatti subito, magari deve pensarci un po’ ma vuole “restare in contatto”.

        Proprio per questo i collegamenti ai social devono essere presenti. Non ci sono dubbi.

        Ma non devono essere più importanti dello scopo primario del sito, che in genere è: generare un contatto.

        A questo punto ci si potrebbe chiedere:

        Ma quindi i social sono meno importanti del sito?

        Sono molto importanti, forse anche più del sito in certi casi.

        Ma hanno un ruolo diverso.

        Hanno un ruolo di scoperta, di divulgazione.

        I social in genere sono importantissimi perché nella sequenza di visita di un cliente vengono prima del sito.

        • La persona è su un social (la maggior parte delle persone lo è).
        • Nel social ci siete anche voi, come azienda.
        • Lui vi scopre tramite il vostro canale social.
        • E solo allora va nel sito.

        Per cui social e siti sono entrambi importanti, ma ricoprono ruoli diversi in una strategia di comunicazione.

        Non sapendolo si rischia di “sprecare” la visita di un’utente “buttandolo fuori” dal vostro sito, per non rivederlo mai più.

        A questo punto la domanda è:

        Hai ben chiara al strategia di comunicazione della tua azienda?


        Apperti Andrea

        391 122 6477

        andrea@studiosolutions.it