Hai realizzato una pagina web per il tuo progetto. E ora?

promuovere il proprio sito web

Chi realizza e vive un progetto ha spesso due problemi.

  • É troppo “dentro”: Per lui è tutto scontato, tantissime cose sono ovvie. Il problema è che spesso sono ovvie per lui, non per il suo pubblico di potenziali clienti (che anzi spesso cerca proprio quello). Per cui tutte queste cose “ovvie” non vengono comunicate.
  • Se anche supera questo scoglio, e realizza una bella pagina web o un sito (o anche altro, una brochure, un volantino etc), una volta fatto e pubblicato tutto questo ha la sensazione che “il più sia fatto”. Niente di più sbagliato.

Può anche essere vero che documentare e presentare in modo accattivante la propria attività o il proprio prodotto sia un gran lavoro ma ora… come lo presenti al pubblico nuovo? (o ai già clienti?)

Fino a che quanto fatto non risulta in un’effettiva comunicazione con i propri potenziali clienti il lavoro non è finito.


É ora di promuovere parlare con qualcuno


“Promuovere” è un termine ingannevole, di questi tempi ha assunto anche una certa accezione negativa.

Si è perso di vista il punto principale.

Quando stai promuovendo, se lo fai bene, stai parlando con qualcuno.

Ma quindi perché fare tutto il lavoro per fare foto, video, documentare la propria attività e il proprio prodotto in una pagina web ben confezionata.

Se dopo non ne parli con nessuno.

Cosi come sedersi a un ristorante per poi non dire niente al cameriere non è una tattica di successo (se ci si aspetta di mangiare), nemmeno lasciare che il proprio contenuto informativo o promozionale rimanga sconosciuto; una goccia digitale in mezzo al mare di internet, è una tattica particolarmente funzionale.


Come si fa a parlarne con qualcuno?


Il primo passo è avere qualcosa da dire.

Una volta fatto questo il secondo passo è dirlo.

Ok non è così semplice.

Dopodiché si inizia a ragionare, a chi voglio parlarne? Dove si trovano queste persone? Come funziona la comunicazione in quell’ambito?

Potreste scoprire che il vostro pubblico ideale si trova su Facebook, o magari su Donna Moderna, o sul Sole24 Ore (online o cartaceo?).

A quel punto, si può finalmente iniziare a parlarne, a promuovere.

E solo a allora che si da un senso al lavoro fatto.

Fare altrimenti, lasciare del contenuto faticosamente preparato a stagnare sul proprio sito web, è un terribile spreco di soldi e di tempo.

E se sono cose di cui avete già parlato?

Di questo discutiamo la prossima settimana ;)


Apperti Andrea

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Digitalizzati o muori: sopravvivere in questa era di Covid 19

Parafrasi del famosissimo titolo coniato da uno dei maestri del marketing degli ultimi trent’anni, Jack Trout: 

“Differentiate or Die: Survival in Our Era of Killer Competition” 

È da mesi che io e altri marketer, andiamo scrivendo che le aziende devono approcciarsi in modo massiccio al marketing digitale. 

Ci sono molte sfumature in questo tipo di affermazioni.  

I più talebani vedono esclusivamente iniziative digitali o addirittura mono-canale, come i social o i funnel* di vendita. 

(i funnel* sono percorsi studiati a tavolino, che mirano a portare un contatto ad essere un cliente ma non solo, lo fanno “scivolare” attraverso vari step, da spese minime fino ad acquistare servizi o prodotti ad alto valore aggiunto). 

Personalmente ho sempre preferito una visione più trasversale, consapevole che si vive un’epoca di transizione: 

Tecnologie che cambiano, potenziali clienti che cambiano per età e cultura, il digitale che entra sempre di più nelle nostre vite e nelle attività commerciali ma che ancora non ha soppiantato del tutto le attività tradizionali. 

Eppure, due giorni fa un pensiero mi ha attraversato una mente già affollata: 


“e se facessero un altro lockdown?” 


Istintivamente mi sono risposto che no, non può essere, però se osservo quello che sta accadendo, la campagna mediatica incessante, persone e aziende prudenti o intimorite, non posso chiudere gli occhi e far finta di nulla. 

Qualcosa può accadere, magari non sarà uguale a marzo, ma si possono sviluppare situazioni al di fuori del mio controllo e sfera di azioni. 

Quindi che fare?  

Sicuramente si può cercare di avere un punto di vista differente, non uniformato ma che anzi anticipi il futuro. 

La domanda è: “se succedesse… io come potrei fare? Come potrei continuare a lavorare, a far lavorare i dipendenti e tutte le persone che lavorano con noi?” 

Come potrei aiutare i clienti che sicuramente potrebbero anche loro essere colpiti da avvenimenti così imprevedibili e fuori controllo? 


La risposta sta nella digitalizzazione 


Siamo ancora in una fase di transizione, ma ormai sbilanciati fortemente verso il digitale, i tempi di chiusura del tradizionale si sono accorciati notevolmente a causa dell’emergenza Covid. 

Oso una previsione: 

difficilmente fermeranno tutte le attività produttive come in marzo, ma potranno esserci paletti sempre più stretti alla libertà di movimento, come in parte già esistono. 

E questo si riflette inevitabilmente sulle attività commerciali e marketing. Niente visite ai clienti o potenziali, niente fiere, niente viaggi. 

Quindi avremo, e in realtà abbiamo già, un nuovo modo di relazionarci, più distante. 

In questa situazione si deve essere ancora più bravi a comunicare, a capire le esigenze e a condurre trattative, perché la distanza fisica aumenta sempre la possibilità di comprendersi male. 

Quindi il io consiglio è: organizzati subito per promuovere, fare marketing e vendita tramite il digitale. 

Se hai ancora canali e mezzi tradizionali che funzionano, usali ma non attendere oltre.  

I tempi sono variabili, basta un Dpcm per cambiarti la vita all’improvviso. 

Quindi potenzia la tua presenza sul web con siti efficaci, e-commerce, strategie marketing digitali, video conferenze e video vendite, eventi digitali. 


Questo sarà il futuro prossimo, non farti cogliere impreparato


Posso sembrare interessato visto che promuovo il mio lavoro, ed in parte è vero. 

Ma tutto quello che ti raccomando, noi lo stiamo mettendo in atto, perché il domani è tuo se lo crei, non se lo subisci da altri. 


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    Apperti Mauro

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    Che cos’hai da dire?

    “Sarebbe bello essere su Facebook, ma… ?”

    “Non ho tempo di essere su Linkedin.”

    “Ho visto che quel concorrente è avanti anni luce da noi su Instagram… “

    Questi e altre frasi sono decisamente comuni.

    Spesso, guardando chi è già ben avviato su un canale di comunicazione ci si sente scoraggiati.

    “Chissà quante cose dovremmo fare per arrivarci anche solo vicino, noi che partiamo da zero!”

    Vero. Ma solo in parte.

    Il problema è un altro.


    Il problema è che non sai cosa dire.


    Senza offesa beninteso, ma i social (Facebook, Linkedin, Instagram etc) sono strumenti. Il come usarli è un aspetto tecnico, un problema tecnico.

    Se anche sapessi perfettamente usare ogni social (o assumessi un’agenzia per farlo), ti ritroveresti comunque in difficoltà.

    Lì, davanti allo schermo, il tuo profilo social acceso davanti agli occhi.

    Cosa dici? Di cosa parli?

    Nonostante tu conosca alla perfezione il tuo lavoro e le tue capacità, parlarne è tutto un altro paio di maniche. Specialmente se non ci hai mai pensato.

    • Di cosa puoi parlare? Cosa interessa ai potenziali clienti?
    • Quali sono i punti chiave da promuovere della tua attività?

    Quanto bene o male un concorrente usi i social e altri canali di comunicazione rispetto a te non è importante.


    L’importante è partire. E partire bene.


    Per partire bene si deve prima ragionare su se stessi, su cosa si vuole dire e su come si vuole farlo.

    Tutto il resto è una conseguenza.

    É molto più facile distribuire del contenuto attraverso vari canali social, quando si ha ben chiaro cosa dire, i propri punti saldi che si intendono comunicare e promuovere.

    E non si tratta di cosa tu trovi interessante o utile, ma di quello che il tuo potenziale cliente trova interessante o utile.

    Potrebbe essere molto diverso da quello che pensi.


    Non si può essere professionisti in tutto.


    Ovviamente farlo da soli non è sempre semplice. Alle volte si è troppo “dentro” per capire cosa dire veramente.

    O semplicemente si è dei professionisti nel proprio settore, ma non nella comunicazione.

    Se senti il bisogno di parlarne con un professionista sentiti libero di scrivimi una mail. Rispondo sempre direttamente a ogni domanda.


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    Sorpresa! Il marketing tradizionale non è morto

    È così.

    Negli ultimi anni abbiamo visto nascere neologismi, affiancati come aggettivi

    alla parola ”Marketing”, come ad esempio Digitale, 4.0, 2.0, ecc.

    L’utilizzo è in contrapposizione con quello che era inteso marketing fino a quel momento, per cui lo si è differenziato nominandolo “marketing tradizionale” accentuando così l’idea che si trattasse di qualcosa di vecchio, desueto o sorpassato.

    Da sempre questa definizione mi ha infastidito, forse perché non sono un millennial e quindi ho un retaggio diverso, non sono neanche un digitale nativo.

    Ma per naturale evoluzione del mio lavoro e del mercato in generale ho digitalizzato, e continuo ad aggiornarle, le mie competenze ed esperienze.


    Sono un consulente marketing, lavoro con piccole e medie imprese e ogni giorno mi confronto con diverse realtà e specifici mercati.


    Nella mia modesta esperienza posso affermare che non esiste e non dovrebbe esistere una così netta distinzione.

    Io credo che esista “il Marketing” come soggetto che ha lo scopo di piazzare qualcosa sul mercato e venderlo, e poi abbiamo una serie di attività che sfruttano leve di marketing ed emozionali, assieme a canali specifici dove veicolare le diverse attività promozionali o pubblicitarie.

    Quindi abbiamo il marketing con tutte le sue specializzazioni:

    direct marketing, marketing mix, marketing one to one, marketing del passaparola, guerrilla marketing, marketing fidelizzante, marketing del packaging, social marketing, email marketing, marketing sui motori di ricerca, ecc, ecc.


    Esiste quindi il marketing trasversale o cross marketing, se preferite.


    Questo prevede che in base agli obiettivi, alle risorse ai diversi target da raggiungere (che ora si chiamano Buyer Personas) si sviluppi la strategia migliore e più efficace senza tralasciare nessuna specializzazione del marketing e nessun media, almeno a priori.

    Ecco che nella nostra agenzia ci troviamo con situazioni in cui alle campagne sponsorizzate sui canali social, aggiungiamo articoli publiredazionali sulla carta stampata, perché questo rafforza il brand che è il nostro obiettivo.

    Alle campagne di e-mail marketing affianchiamo la preparazione e l’invio di uno strumento altamente estetico come una brochure importante, una presentazione in un cofanetto impreziosito da finiture di stampa e carta pregiata.


    L’aspetto principale è centrare l’obiettivo con e per il cliente, non il mezzo che si utilizza.


    Certamente per alcuni settori ci si può trovare ad utilizzare prevalentemente canali digitali, specialmente in attività che vendono direttamente al pubblico finale, come la grande distribuzione, ma anche li esiste una trasversalità.

    Orami nella cassetta della posta trovi prevalentemente volantini e offerte di supermercati e negozi lovali, è un fatto. È trasversale.


    Il Marketing come il Medico.


    Con questo intendo dire che anche nell’ambito della medicina abbiamo “il Medico” e tutti i professionisti specializzati in diverse parti del corpo e patologie.

    Senz’altro lo specialista dà più fiducia per lo specifico problema, ma io preferisco affidarmi ad uno specialista che ha una visione olistica e quindi di insieme, in grado di essere flessibile ed esplorare tutte le possibilità che ci sono per risolvere il mio problema, anche con soluzioni al di fuori della specializzazione.

    La parte digitale del marketing si fa comunque preferire per le possibilità di tracciare i risultati, per la possibilità di raggiungere un numero di persone elevatissimo con costi contenuti, questo va detto.

    Non voglio passare per il vecchio marketer nostalgico.

    Ma così come Bill Gates nel 1996 disse “content is the king” riferendosi ai contenuti creati e distribuiti via internet (articolo, foto, ecc.), io dico che “l’obiettivo è il re.”

    Il mezzo è secondario a questo, ogni mezzo, legale ed etico, è valido.


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      Aver paura di disturbare le persone

      Un’obiezione che mi capita spesso di ricevere durante la stesura di piani marketing, o anche durante la realizzazione di un sito, è questa:

      “Non vorrei disturbare le persone”

      Questa affermazione può essere sintomo di due tipi di problemi:

      • Si pensa che il proprio contenuto, e per riflesso anche il proprio prodotto / servizio, sia di disturbo se presentato alle persone.
      • Potrebbe essere il sintomo di una vera e propria “paura” di comunicare alle persone, ai propri potenziali clienti. A parte casi di estrema familiarità. Forse per “timidezza commerciale” o per paura di “cosa penseranno gli altri”.

      Se si vuole arrivare da qualche parte, si devono avere alcune certezze.


      Devi credere nel tuo prodotto o servizio.

      Se pensi che sia di bassa qualità, al punto da renderlo indesiderabile ai tuoi potenziali clienti, i casi sono due:

      O è vero (e allora il marketing è l’ultimo dei tuoi problemi).

      Oppure per vari motivi (magari sei un perfezionista, che va bene, ma tieni presente che le cose si migliorano per gradi) devi semplicemente avere più fiducia in quello che è già un buon prodotto o servizio.

      Se non riesci a trasmettere tu la sicurezza che il tuo è un buon prodotto / servizio, che è utile; non lo farà nessuno.

      Non sei tu a decidere cosa disturba le persone

      O meglio, le persone sono “disturbate” costantemente da mille cose.

      Mail, Facebook, radio, telefonate…

      E ogni giorni selezionano l’utile dall’inutile, fanno una scrematura.

      L’unica cosa che puoi fare quindi, se sai che il tuo prodotto/servizio può essere utile ad alcuni di loro, è proporglielo nel migliore dei modi.

      Con un’ottima comunicazione e un bell’impatto estetico non le stai disturbando. Le stai informando di una possibilità.

      Viviamo in un epoca caratterizzata dall’ABBONDANZA.

      Di (quasi) tutto c’è molto, molte persone e azienda possono teoricamente fare la stessa cosa che fa tu.

      La differenza è essere in grado di disturbare INFORMARE, colpire, i propri potenziali clienti.


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